LE GUERRIERE DI IPPOLITA

di Andrea Pergolari
con Elisa Angeli, Emanuela Bolco, Carlotta Guido, Priscilla Micol Marino, Mariaelena Masetti Zannini, Gioia  Montanari
regia Mariaelena Masetti Zannini
musiche Giovanni Bocci
scene Erika Cellini
supervisione artistica Emanuela Bolco

Quello di Ippolita, è un antico mito greco che trova riscontro nelle dodici fatiche di Eracle ed ha diverse varianti di racconto. Le origini delle Amazzoni, antico popolo di donne guerriere, si perdono anch’esse nella leggenda, ma le tracce si confondono persino nella storiografia di Erodoto.
Giunto fino a noi attraverso narrazioni, cinema e fumetti, il mito delle amazzoni e della loro regina Ippolita è il racconto di una società alternativa a quella patriarcale che ha dominato tutto il mondo occidentale. Quando Ippolita consegna ad Eracle la sua cintura, simbolo del potere, termina l’utopia di un mondo possibile. Ma che cosa rappresenta oggi Ippolita, la donna che non muore mai?
Tra commedia e tragedia, Le guerriere di Ippolita traspone il mito mettendo in scena “semplicemente” l’inizio della Storia e la fine di una storia. A ridosso della notte che le amazzoni dedicano al sesso ed alla loro riproduzione, l’incontro tra Ippolita ed Eracle non ha i crismi dello scontro bellico, ma quello di un incontro che provocherà una crisi ontologica. Un incontro assunto da un punto vista esclusivamente femminile: non soltanto quello della regina Ippolita, ma anche delle sue più strette seguaci: la fedele luogotenente Aella, l’invasata profetessa Alcippe, la gelosa ed acuminata Celeno e la giovanissima Liliana. Un mondo che si confonde tra fantasia e realtà, che dialoga con Dei antropomorfi e che, più o meno volontariamente, verrà spazzato via per sempre. O quasi.
Donne che cavalcano uomini di pietra. Led conficcati su corpi in serie per dar vita a un tableau vivant psicadelico ricalcante le impronte di Jodorowsky. Sapori esoterici e saperi sacri confluiranno nella rappresentazione del mito per sottolineare con fosforescenza una trama eterna.
Pasticche metaforiche di lsd verranno offerte a un pubblico ancora vergine della sinestesia esalata dal sudore del palco-Nostra madre Foresta che legge pagine di storia

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